Ringrazia il tuo Partner | Thaatt – Thanks Attitude

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Ringrazia il tuo Partner

Il secondo livello Thaatt è più complicato da assimilare perchè si sceglie di ringraziare una persona “estranea” nel senso che, con lei, non ci sono legami biologici. In questo caso la difficoltà aumenta perchè la persona che scegliamo come partner, non sarà “biologicamente” predisposta ad accettarci completamente come invece lo è un genitore.

Ad un compagno si perdona molto meno di quello che si perdona ad un figlio. Provate ad immaginare come reagireste se il vostro partner si comportasse come vostro figlio … magari adolescente ! Quanto sareste disposti ad accettare i suoi sbalzi di umore, le sue continue richieste di attenzione, il suo continuo bisogno di approvazione ? Poco eh ?

Un compagno dovrebbe essere una persona che, superato il primo livello di ringraziamento, sia in grado di:
gestire la propria rabbia
accettare i momenti di frustrazione
ascoltare e saper farsi ascoltare

In pratica dovrebbe essere una persona pronta a confrontarsi e crescere insieme ad un altro individuo ma, molto sovente, non è quello che succede anzi, normalmente accade che si cerchi un’altra persona aspettandosi, da lei, che colmi i vuoti ancora presenti in noi.

All’inizio sembra tutto perfetto, la passione, infatti, è un ottimo “agente dopante” e spinge tutti noi oltre i limiti che siamo in grado di sostenere. In quei momenti non è vero che si da “il meglio di se stessi” … in quei momenti NON siamo noi stessi ma l’immagine che vogliamo dare di noi.

Questo non è negativo di per se (cercare di migliorarsi non lo è mai) ma lo è quando, di fatto, il nostro serbatoio di amore e consapevolezza è troppo piccolo per permetterci di vivere una vita a quei ritmi.

Non è brutto riconoscere di avere dei limiti anzi, è deliziosamente naturale ! I problemi sorgono quando, i limiti, vengono superati per troppo tempo. A quel punto inizia a crescere, in noi, una grande rabbia e ci troviamo di fronte a due possibili scelte:
1) Riconoscere che ci siamo comportati da deficienti
2) Incolpare l’altro del nostro esaurimento psico-fisico

Secondo voi quale sarà la scelta ovvia ? Ma la seconda naturalmente ! Riconoscere che, ogni tanto, ci comportiamo da Stupidi di Prima Categoria sembra sia qualcosa che vada al di là delle nostre capacità ma è indispensabile accettarlo se vogliamo raggiungere il 2° Livello Thaatt.

Noi cerchiamo, continuamente e inconsciamente, le persone che ci possono aiutare nella crescita ma commettiamo un errore di base e cioè crediamo che queste persone possano, magicamente, calmare le nostre ansie e riempire i nostri vuoti … mmm … difficile … anche perchè le persone che incontriamo, a loro volta, hanno delle ansie e dei vuoti. Come fare allora ? Beh, non so se esista una “ricetta universale” ma, per quanto riguarda noi due, cerchiamo di seguire alcuni piccoli “step” quando si presenta una crisi:

ESPLICITARE I PROPRI SENTIMENTI

E’ importante lasciare sfogare il sentimento che stiamo provando ma senza darne la responsabilità all’altro.

Una possibile frase potrebbe essere: “Quello che hai fatto/detto mi ha provocato rabbia. Non ce l’ho con te ma, in questo momento, sono proprio arrabbiato”

Quanto sopra può essere sintetizzato in un’unica parola “Vaffanculo !”. Anche se può sembrare un insulto grave, non lo diventa se entrambi i partner gli attribuiscono un valore di sfogo e non di attacco. Ovviamente, dopo la fase “Vaffanculiana”, deve seguire una fase di elaborazione della rabbia e una di confronto, prima con se stessi e poi con il partner.

Dopo la “fase di elaborazione”, se siamo riusciti a non attaccare il partner durante la “fase di rabbia”, scopriamo con sollievo che non è la parola “Scusa” a dover essere pronunciata ma la parola “Grazie” e, vi possiamo assicurare, c’è una garnde differenza tra le due.

DEDICARE DEL TEMPO A NOI STESSI

Questo fa parte della sfera del riconoscere i propri limiti.

A volte, nonostante amiamo il nostro partner, non lo vogliamo attorno, ci da fastidio e non riusciamo nemmeno a capirne il perchè. In questi casi non serve a nulla sforzarsi di essere quello che non siamo ma è molto meglio esplicitare al partner il nostro bisogno avendo però cura di rassicurarlo circa il nostro sentimento:

“Ascolta, ti amo e questo non ha nulla a che vedere con il nostro rapporto di coppia ma ho bisogno di starmene un pò di tempo da solo. In questo momento la tua presenza non mi aiuta.”

Ovviamente tutto questo funziona se il partner, a sua volta, non ricerca altri significati nella frase appena citata (tipo “Ecco, mi vuole lasciare ma non ha il coraggio di dirmelo”) e “concede”, al proprio compagno, lo spazio richiesto.

Più il vostro 2° livello, come quello del vostro compagno, sarà basso, più vi sentirete attaccati da lui/lei e più difficile  sarà raggiungere quell’indispensabile calma interiore che vi permetterà di riconoscere quegli attacchi non come delle minacce alla vostra sopravvivenza ma come delle opportunità di crescita perchè, ricordate, le emozioni sono solo vostre e di nessun altro … nessun altro ha potere su di voi … se siete centrati nulla può scuotervi.

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